Sanna, dal Gambia a Corte Franca: “In Italia ho trovato cure e umanità”

Articolo pubblicato da Bresciaoggi il 14/09/2015
Scritto da Davide Vitacca

Nota: Attenzione! Il giornalista parla di Cooperativa Clarabella, ma in realtà a gestire l’attività di accoglienza è il Consorzio Cascina Clarabella

 

LA STORIA. Oltre due mesi su mezzi di fortuna, poi la terribile traversata. Infine, l’approdo alla cooperativa Clarabella

Il suo viaggio è simile a quello di migliaia di altri giovani africani, disposti a tutto pur di aggrapparsi ai primi scogli di una terra promessa. Il suo racconto, a cui il tempo trascorso non ha tolto affatto intensità, rivela però l’unicità di ogni esistenza, il rifiuto di essere assorbito in una categoria senza identità.

Sanna Sonko, 32 anni, viene dal Gambia, minuscolo stato pianeggiante dell’Africa occidentale con un piccolo sbocco sull’Atlantico e quasi internamente inglobato all’interno del Senegal. A poco meno di un anno di distanza dal suo sbarco nel porto siciliano di Augusta, siede nel verdissimo giardino della Cooperativa Clarabella di Corte Franca, circondato dalle montagne severe che cingono il Sebino. L’entusiasmo per la sua nuova vita in terra bresciana è interrotto dal ricordo dei due mesi trascorsi a bordo di autobus e mezzi di fortuna, in transito attraverso la savana del Senegal, del Mali e del Burkina Faso, smarrito nello sconfinato orizzonte di deserti del Niger e della Libia, fino all’arrivo e alla lunga sosta in un quartiere periferico di Tripoli. Laggiù, a pochi metri dalle spiagge affollate di migranti in partenza, Sanna ha passato le notti precedenti all’imbarco sdraiato sul pavimento di un enorme e affollato (da almeno 200 persone) hangar dismesso, sognando una rotta breve e un mare piatto come una tavola. Nella capitale libica ha lavorato per procurarsi la somma sufficiente da consegnare nelle mani degli uomini che gestiscono il business delle traversate. Spiega di aver pagato 3mila euro per guadagnarsi un minuscolo vano in coda a un’imbarcazione malandata, con il poco cibo disponibile stipato a prua e scorte d’acqua insufficienti. «Siamo partiti in centodieci, tra connazionali, maliani, guineani, senegalesi e nigeriani – precisa Sanna -. Quando siamo sbarcati in Sicilia, dopo due giorni e due notti in balia delle onde, eravamo in novantatré». Diciassette vite estenuate dal sole a picco, dal mare mosso e dall’arsura.
A un certo punto anch’io ho iniziato a bere acqua salata e mi sono sentito male. Al mio arrivo sono stato ricoverato per disidratazione e disturbi intestinali», precisa.

A chi gli chiede cosa l’abbia colpito di più dell’Italia, il trentenne gambiano risponde senza esitazione. «L’accoglienza nelle strutture protette, le prime cure sanitarie ricevute, l’umanità del personale medico e infermieristico. Sono stati tutti gentili e disponibili».
Dall’isola del sud Sanna è stato trasferito nel grande hub lombardo di Bresso e poi inviato a Brescia, al Pampuri di via Corsica. In maggio è stato affidato alla cooperativa franciacortina, che gli ha messo a disposizione un appartamento di proprietà a Capriolo. Sanna vive con altri cinque profughi poco più giovani e poco alla volta sta familiarizzando con incombenze domestiche mai affrontate nella quotidianità africana. «I problemi maggiori li ho avuti con la raccolta differenziata. Nessuno di noi ne aveva mai sentito parlare, perciò qualche volta ci confondiamo», confessa.
A differenza di molti compagni di viaggio, Sanna ha portato con sé il passaporto, conservando come una reliquia il documento che certifica la sua qualifica: idraulico diplomato alla scuola professionale. Ora frequenta un corso di italiano a Iseo ed ha appena partecipato alla vendemmia, raccogliendo l’uva nei vigneti attorno alla cooperativa. Laggiù in Gambia ha lasciato i genitori, un fratello e una sorella, costretto a fuggire per quelle che, come molti altri nella sua stessa condizione, chiama «ragioni politiche». La richiesta di asilo è stata presentata già da qualche mese, ma i tempi della burocrazia sono piuttosto lunghi. Ora Sanna è in attesa della convocazione della Commissione territoriale, prevista per la primavera del 2016, e dispone di un permesso di soggiorno temporaneo. Sebbene il clima politico del suo paese non sia sotto i riflettori internazionali, la situazione non è delle più serene: da oltre vent’anni il Gambia è governato da Yayha Jammeh, dittatore salito al potere con un golpe militare, noto per il pugno di ferro contro gli oppositori politici e per la discriminazione nei confronti degli omosessuali. Che la sua domanda venga accettata o meno, l’avvenire di Sanna, sembra suggerire la maglietta che indossa, è già avvolto dalla bandiera tricolore.

«Spero di poter rivedere la mia famiglia, ma vorrei restare in Italia, svolgere il lavoro per cui ho studiato e imparare la vostra lingua».

 

 

 

 

 

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Categorie: Notizie, accoglienza